• Imma Di Domenico

Alimentazione e incidenza del rischio di contrarre il Covid-19

L'obesità e il diabete di tipo 2 sono altri importanti fattori di rischio per la malattia Covid-19 diffusi in tutto il globo [1,2], con alta prevalenza soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi maggiormente sviluppati, probabilmente ascrivibili all'aumento di adozione della tipica dieta occidentale (WPD, dall’inglese “western pattern diet”), costituita da elevate quantità di grassi saturi, carboidrati raffinati e zuccheri, e bassi livelli di fibre, grassi insaturi e antiossidanti [3].


Alimentazione e sistema immunitario

Visto il ruolo fondamentale di questi meccanismi nella patogenesi dell’infezione da SARS-CoV-2, si rende necessario spendere qualche parola per sintetizzare i punti chiave delle alterazioni immunitarie.

Diete particolarmente ricche di grassi, soprattutto sotto forma di acidi grassi saturi (SFA) - come nel caso della WPD - sono correlate ad alterazioni a carico del sistema immunitario, la quale componente innata risulta iper-attivata a discapito di quella adattativa, la cui attività risulta inibita.

La risposta immunitaria rappresenta l’azione coordinata di numerose cellule, tessuti e loro prodotti solubili volta a riconoscere, attaccare e distruggere ciò che è “estraneo” all'organismo. La difesa da organismi patogeni avviene mediante due tipi di risposte: l’immunità innata e l’immunità adattativa.

La risposta immunitaria innata (o naturale) rappresenta il primo meccanismo di difesa contro le sostanze estranee, mentre la risposta immunitaria acquisita (o specifica) si rende complementare ai meccanismi dell’immunità innata al fine di potenziare, mediante diversi meccanismi, la protezione dell’ospite nei confronti dei patogeni esterni. Il sistema immunitario innato viene coinvolto a causa dell’instaurarsi del cosiddetto stato lipotossico, indotto dall’eccessivo consumo di SFA protratto nel tempo, attraverso l’attivazione del recettore TL-4 espresso su macrofagi, cellule dendritiche e neutrofili, cioè quelle cellule che partecipano alla risposta immunitaria. A sua volta, ciò innesca l’attivazione dei percorsi canonici di segnalazione che producono mediatori pro-infiammatori e altri effettori del sistema immunitario innato [4]. Proprio i macrofagi, nei topi ai quali è stato sottoposto il regime alimentare HFD (High Fat Diet), si è dimostrato che abbiano aumentato la loro capacità di infiltrazione nel tessuto polmonare, attraversando il parenchima fino alla superficie alveolare [5]. Questo dato è di grande rilevanza perché spiega la ragion d’essere dell’alto tasso di localizzazione del virus a livello polmonare e le origini del danno tissutale in questo distretto, tali da aver caratterizzato perfino il nome di questo organismo, ovvero il virus Sars-Cov-2 [6].

Oltre all'immunità innata, il consumo di WD o HFD inibisce la funzione dei linfociti T e B nel sistema immunitario adattativo, potenzialmente attraverso un aumento dello stress ossidativo. In particolare, lo stress ossidativo indotto da HFD compromette la proliferazione e la maturazione delle cellule T e B e induce l'apoptosi delle cellule B, che contribuisce all'immunodepressione del soggetto, caratterizzata proprio da marcata riduzione di Linfociti B [7]. Ciò ha importanti implicazioni nella difesa dell'ospite contro i virus.

Pertanto, il consumo di una WPD compromette significativamente l'immunità adattativa aumentando l’espressione dei mediatori dell'immunità innata, portando dunque all'insorgenza di un quadro infiammatorio cronico e compromettendo gravemente la difesa dell'ospite contro i patogeni virali.


In sintesi, è fondamentale considerare l'impatto delle abitudini di vita, come il consumo di diete non salutari, la suscettibilità al Covid-19 e il recupero di una condizione fisica ottimale in fase di risoluzione dell’infezione e guarigione. Inoltre, il gran numero di persone che si riprenderanno da Covid-19 può portare a un picco di condizioni mediche croniche che potrebbero essere ulteriormente esacerbate da diete malsane o in popolazioni vulnerabili. Pertanto, si raccomanda che le persone si astengano dal mangiare cibi ricchi di grassi saturi e zuccheri e consumino invece elevate quantità di fibre, cereali integrali, grassi insaturi e antiossidanti per migliorare la funzione immunitaria [8].


Come alimentarsi?

La chiave per mantenere un sistema immunitario efficace, date le premesse, è evitare carenze dei nutrienti che svolgono un ruolo essenziale nell'innesco, nell'interazione, nella differenziazione o nell'espressione funzionale delle cellule immunitarie.

Diversi studi [9] hanno riportato che frutta e verdura che forniscono micronutrienti possono aumentare la funzione immunitaria. Ciò accade perché alcuni di questi micronutrienti come la vitamina E, la vitamina C e il beta-carotene sono antiossidanti.

Gli antiossidanti aumentano il numero di sottogruppi di cellule T, aumentano la produzione di interleuchina-2 (citochina, necessaria al differenziamento e all'espansione dei linfociti T), potenziano l'attività delle cellule natural killer, sottogruppo di linfociti in grado di provocare lisi e apoptosi delle cellule bersaglio e aumentano la risposta al vaccino contro il virus dell'influenza rispetto al placebo [10]. Il beta carotene è più abbondante nelle patate dolci, nelle carote e nelle verdure a foglia verde, mentre le fonti di vitamine C includono peperoni rossi, arance, fragole, broccoli, mango, limoni e altri frutti e verdure. Le principali fonti alimentari di vitamina E sono oli vegetali (soia, girasole, mais, germe di grano e noci), noci, semi, spinaci e broccoli.

Esiste, inoltre, un forte collegamento tra l'insorgenza di epidemie virali e la carenza di vitamina D, la quale risulterebbe esacerbata da un minor tempo trascorso all'aperto. Infatti, un adeguato stato di vitamina D riduce il rischio di sviluppare diverse malattie croniche come tumori, malattie cardiovascolari, diabete mellito e ipertensione che aumentano significativamente il rischio di morte per infezioni del tratto respiratorio rispetto ad altri soggetti sani [11]. Per tutte le ragioni sopracitate, e come dimostrato dal recente studio pubblicato da due docenti dell’università di Torino [12], si consiglia di incrementare l’assunzione di vitamina D attraverso una correzione della dieta. Tra gli alimenti che ne sono più ricchi, troviamo pesce, fegato, tuorlo d'uovo e alimenti (ad es. Latte, yogurt) con aggiunta di vitamina D.

Un altro oligo-elemento essenziale, cruciale per il mantenimento della funzione immunitaria è lo zinco [13]. Sebbene le ostriche contengano più zinco per porzione, gli alimenti con una maggiore concentrazione di zinco sono: pollame, carne rossa, noci, semi di zucca, semi di sesamo, fagioli e lenticchie.

Tutti i nutrienti sopra descritti caratterizzano la dieta Mediterranea, la quale, per tale motivo, si conferma il modello nutrizionale per eccellenza da seguire anche in questo particolare periodo che tutto il mondo sta vivendo.


“Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere” (Jim Rohn).

A cura di:

Imma Di Domenico

Emanuela Cerrota

Referenze:

[1] Dietz W., Santos-Burgoa C. Obesity and its implications for COVID-19 mortality. Obesity. 2020 doi: 10.1002/oby.22818.

[2] Dharmasena S., Bessler D.A., Capps O. Food environment in the United States as a complex economic system. Food Policy. 2016;61:163–175. doi: 10.1016/j.foodpol.2016.03.003.

[3] Cordain L., Eaton S.B., Sebastian A., et al. Origins and evolution of the Western diet: health implications for the 21st century. Am. J. Clin. Nutr. 2005 doi: 10.1093/ajcn.81.2.341.

[4] Rogero M.M., Calder P.C. Obesity, inflammation, toll-like receptor 4 and fatty acids. Nutrients. 2018 doi: 10.3390/nu10040432.

[5] Tashiro H., Takahashi K., Sadamatsu H., et al.. Saturated fatty acid increases lung macrophages and augments house dust mite-induced airway inflammation in mice fed with high-fat diet. Inflammation. 2017;40:1072–1086. doi: 10.1007/s10753-017-0550-4.

[6] Xu Z., Shi L., Wang Y., et al. Pathological findings of COVID-19 associated with acute respiratory distress syndrome. Lancet Respir. Med. 2020;8:420–422. doi: 10.1016/S2213-2600(20)30076-X.

[7] Green W.D., Beck M.A. Obesity impairs the adaptive immune response to influenza virus. Ann. Am. Thorac. Soc. 2017;14:S406–S409. doi: 10.1513/AnnalsATS.201706-447AW.

[8] Michael J. Butler and Ruth M. Barrientos Brain The impact of nutrition on COVID-19 susceptibility and long-term consequences Behav Immun. 2020 Apr 18 doi: 10.1016/j.bbi.2020.04.040[9] Giovanna Muscogiuri, Luigi Barrea, Silvia Savastano & Annamaria Colao Nutritionalrecommendations for CoVID-19 quarantine European Journal of Clinical Nutrition (2020) 14April 2020[10] Chandra RK Effect of vitamin and trace-element supplementation on immune responses and infection in elderly subjects. Lancet. 1992 Nov 7; 340(8828):1124-7.

[11] Muscogiuri G, Altieri B, Annweiler C, et al. Vitamin D and chronic diseases: the current state of the art. Arch Toxicol. 2017 Jan; 91(1):97-107.

[12] Petre Cristian Ilie, Simina Stefanescu &Lee Smith. The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality. Aging Clinical and Experimental Research (2020)

[13] Velthuis AJ, van den Worm SH, Sims AC, et al. Zn(2+) inhibits coronavirus and arterivirus RNA polymerase activity in vitro and zinc ionophores block the replication of these viruses in cell culture. PLoS Pathog. 2010 Nov 4; 6(11):e1001176.

1 visualizzazione