• Sara Corrao

COVID-19 e aspetti psicologici

La diffusione di malattie infettive come la Corona virus desease 2019 (COVID-19) può causare disagio emotivo e ansia. Questi sentimenti possono presentarsi anche in persone che non sono ad alto rischio di ammalarsi, poiché ci troviamo di fronte ad un virus nuovo e sconosciuto. Non sapere quanto durerà la pandemia, per quanto tempo le nostre vite saranno sconvolte e se noi e i nostri cari saremo infettati provoca alti livelli di #stress.

Nuovi sintomi psichiatrici possono comparire in persone che non hanno una malattia mentale oppure possono aggravare la condizione delle persone con una malattia mentale preesistente e causare disagio in coloro che se ne prendono cura. (1)


Il disagio psicologico nella popolazione

In Cina è stato recentemente condotto uno studio nella popolazione generale durante l’epidemia da COVID-19, dal quale è emerso che circa un terzo dei partecipanti ha vissuto un disagio psicologico. Nello specifico, è stata indagata la presenza di ansia, depressione, fobie specifiche, cambiamento cognitivo, comportamento compulsivo e di evitamento, sintomi fisici e perdita del funzionamento sociale nell’ultima settimana. La raccolta dei dati è iniziata il 31 Gennaio 2020. Le donne hanno mostrato di avere un disagio psicologico significativamente più elevato rispetto agli uomini, in accordo con i risultati di precedenti ricerche secondo i quali le donne sono molto più vulnerabili allo stress. I ragazzi con meno di 18 anni hanno presentato i punteggi più bassi di disagio, e questo può essere spiegato dal fatto che in questa fascia d’età generalmente i ragazzi godono di migliore salute rispetto alle fasce d'età più alta e sono stati meno esposti all'epidemia perché sono rimasti a casa in quarantena. Le persone di età compresa tra i 18 e i 30 anni o di età superiore ai 60 anni hanno presentato i punteggi di disagio più elevati; per quanto riguarda la fascia d’età 18-30 anni, questo risultato sembra confermare il fatto che i giovani tendono ad ottenere una grande quantità di notizie dai social media che possono facilmente innescare una risposta di stress. Poiché il più alto tasso di mortalità si è verificato tra gli anziani durante l'epidemia, non sorprende sapere che in questa fascia d’età le persone abbiano maggiori probabilità di essere colpite psicologicamente. Inoltre, le persone con un grado d'istruzione superiore tendono a presentare un maggiore disagio, probabilmente a causa di una più elevata consapevolezza della propria salute.

È interessante notare che i lavoratori migranti hanno sperimentato il più alto livello di disagio tra tutte le professioni; quest’aspetto può essere spiegato dalla preoccupazione per l'esposizione al virus nei mezzi di trasporto pubblico e dalle preoccupazioni legate al lavoro. Inoltre, i livelli di disagio psicologico sono stati influenzati dall'efficienza del sistema sanitario pubblico e dalle misure di prevenzione e controllo adottate contro l'epidemia. (2)

Uno studio condotto in Spagna durante la prima settimana di lockdown ha avuto come oggetto l'associazione di alcune variabili con il disagio psicologico in un ampio campione di partecipanti. È stata presa in considerazione la percezione negativa che un individuo ha della propria età che avanza (negative self-perceptions of aging), espressa, ad esempio, dall’affermazione: "le cose continuano a peggiorare man mano che invecchio". Si è concluso che le seguenti variabili sono associate ad un maggior disagio psicologico: il sesso femminile, la più giovane età, la percezione negativa dell’età che avanza, dedicare più tempo alla ricerca di informazioni sulla COVID-19, sperimentare meno emozioni positive quotidiane, minore autoefficacia percepita, minore qualità del sonno e maggiore solitudine. Inoltre, è stata riscontrata una minore reattività allo stress nelle persone anziane, che può essere correlata alla resilienza o ad una più efficace capacità di regolazione delle emozioni. La percezione negativa che un individuo ha dell’età che avanza è associata al disagio; infatti quando, al contrario, si ha una percezione positiva dell’età che avanza, si tende anche ad avere comportamenti più salutari.

Inoltre, dedicare molto tempo alla ricerca di informazioni sulla COVID-19 può aumentare la vulnerabilità psicologica. I dati di questo studio suggeriscono che non l'età cronologica in sé, ma percepire in modo negativo l’età che avanza è legato al disagio psicologico delle persone durante il lockdown. Gli anziani con una percezione positiva del proprio invecchiamento sembrano essere più resilienti durante l'epidemia da COVID-19. (3)

Come stanno i sopravvissuti al COVID-19?

Tra coloro che purtroppo sono stati contagiati, come stanno le persone sopravvissute ad una Sindrome da distress respiratorio acuto? I pazienti che hanno trascorso un periodo di tempo in un’unità di terapia intensiva sono inclini a sviluppare problemi fisici (atrofia muscolare, debolezza), cognitivi (pensieri confusi e deficit di memoria) e di salute mentale dopo le dimissioni. Inoltre il rischio del contagio ha anche limitato le interazioni sociali durante il ricovero, impedendo ad esempio le visite dei familiari, che avrebbero potuto tranquillizzare i pazienti. Preparandosi ad un’ondata di problemi di salute mentale tra i sopravvissuti, tra i quali ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress, alcuni ricercatori stanno testando una app per dispositivi mobili per le persone che lasciano l’ospedale, che promuove lo sviluppo della consapevolezza e della capacità di far fronte a situazioni stressanti. (4)

Disagio emotivo e immunità

Come è noto, rispetto alla popolazione generale la malattia COVID-19 è più seria e fatale per le persone anziane, per coloro che presentano patologie fisiche sottostanti e per coloro che hanno serie malattie mentali. Questi ultimi sono molto vulnerabili alle malattie infettive perché possono trascurare la prevenzione dell’infezione. I professionisti che si prendono cura degli individui infetti sono ad alto rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress. I pazienti infetti possono provare ansia, depressione, senso di colpa, rabbia e sentirsi stigmatizzati. Così i problemi emotivi possono ridurre la loro immunità e compromettere il loro recupero. La COVID-19 è altamente contagiosa perché la maggior parte delle persone è priva dell'immunità contro questo nuovo virus. L'attuale terapia implica soltanto il trattamento dei sintomi, la cura supportiva e la prevenzione delle complicazioni, ma non sono ancora disponibili farmaci mirati. Pertanto, la migliore strategia rimane la prevenzione, cioè la riduzione dell'esposizione ai patogeni e l'aumento dell'immunità individuale. Studi hanno mostrato che uno stile di vita sano, l'esercizio fisico svolto regolarmente, un'alimentazione equilibrata, la qualità del sonno ed una stretta connessione con le proprie famiglie e con la comunità di appartenenza sono tutti aspetti che risultano essere associati ad un incremento del sistema immunitario. Durante quest'epidemia, il distanziamento sociale o l'uso delle mascherine potrebbero aiutarci a prevenire l'infezione, ma è anche importante che queste misure non ci impediscano di esprimere sentimenti di compassione e amichevolezza.

Tutte le forme di supporto psicologico dovrebbero essere adottate non solo per aumentare la resilienza, ma anche per accrescere la “psiconeuroimmunità” (psychoneuro immunity) contro la COVID-19. (5)

Una civiltà empatica

Dal punto di vista della salute mentale pubblica e globale, le scienze della salute mentale potrebbero aiutarci a fare progressi nella costruzione di una società più compassionevole ed empatica, che sarebbe più efficace nella prevenzione e nel superamento delle epidemie e di altre minacce globali per l'umanità. Infatti, la sopravvivenza dell'umanità dipenderà dal modo in cui ci trattiamo a vicenda e cooperiamo a livello familiare, nazionale e del mondo globale. Poiché ogni crisi rappresenta anche un'opportunità per un futuro migliore, speriamo che la pandemia di COVID-19 aiuti l'umanità a comprendere l'importanza della salute pubblica e globale e a costruire una società più empatica. Abbiamo assistito ad episodi di solidarietà, altruismo ed empatia. Gli operatori sanitari hanno mostrato un incredibile impegno nei confronti dei loro pazienti, a volte in condizioni apocalittiche. In Italia molti medici sono deceduti per COVID-19. La gente comune si è organizzata per aiutare i vicini vulnerabili, poveri e in difficoltà. Vi sono stati esempi di solidarietà internazionale, con la condivisione di risorse, informazioni e competenze tra Paesi. Personale medico proveniente dalla Cina, la Russia e Cuba è arrivato in Italia in aiuto dei colleghi. D’altra parte, come recita il messaggio che seguiva i 2.300 scatoloni pieni di mascherine inviati dalla Cina,

noi tutti siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino.

Bibliografia

(1) Montemurro, N. The emotional impact of COVID-19: From medical staff to common people. Brain, Behaviour, and Immunity.

(2) Qiu, J. et al. A nationwide survey of psychological distress among Chinese people in the COVID-19 epidemic: implications and policy recommendations. General Psychiatry 2020; 33.

(3) Losada-Baltar, A. et al. “We’re staying at home”. Association of self-perceptions of aging, personal and family resources and loneliness with psychological distress during the lock-down period of COVID-19. J Gerontol B Psychol Sci Soc Sci 2020.

(4) Servick, K. Survivors’ burden. Science 368 (6489), 359.

(5) Kim, S.-W. e Su, K.-P. Using psychoneuroimmunity against COVID-19. Brain, Behaviour, and Immunity.

(6) Jakovljevic, M. et al. COVID-19 PANDEMIA AND PUBLIC AND GLOBAL MENTAL HEALTH FROM THE PERSPECTIVE OF GLOBAL HEALTH SECURITY. Psychiatria Danubina, 2020; Vol. 32, No. 1, pp 6-14.

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