• Giuliana Formisano

Dieta Mediterranea: la conosciamo davvero?

Il termine “Dieta Mediterranea” fu coniato da uno scienziato americano, il professore Ancel Keys, per indicare il modello alimentare seguito dalle popolazioni del Cilento. Lo studioso osservò che gli abitanti di quell'area geografica presentavano una quasi totale assenza di patologie cardiovascolari, rispetto alla popolazione americana o nord-europea e ipotizzò che tale differenza potesse essere legata alla qualità del cibo consumato. Denominò così questo stile di vita sano “Dieta Mediterranea”.


Furono condotti molti studi sul rapporto tra le diverse abitudini alimentari osservate nei due Paesi e l’incidenza di malattie. Si concluse che chi consumava una dieta ipocalorica, ma ricca di nutrienti, poiché a base di alimenti vegetali, aveva una mortalità per malattie cardiovascolari molto bassa (1).

Si iniziò così a considerare la dieta mediterranea un modello alimentare ideale per la salute, ed ancora oggi è universalmente riconosciuta come equivalente di uno stile di vita salubre capace di mantenere l’organismo in salute, in grado di prevenire molte patologie e permettere una lunga aspettativa di vita sana.


A distanza di circa 70 anni, la dieta mediterranea ricopre ancora un ruolo di prestigio tale da essere stata riconosciuta dall’Unesco nel 2010 come “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.

E’ stata infatti definita dall’Unesco come: “un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. È caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio, i cui ingredienti principali sono olio di oliva, cereali, frutta e verdura, fresche o secche, un ammontare moderato di pesce, prodotti lattiero-caseari e carne, numerosi condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusioni, sempre nel rispetto delle convinzioni di ogni comunità. La Dieta Mediterranea comprende molto più che il solo cibo. Essa promuove l’interazione sociale, dal momento che i pasti collettivi rappresentano il caposaldo di consuetudini sociali ed eventi festivi.” (2)


Principi fondamentali

Secondo i principi fondamentali su cui si basa questo modello alimentare, i nutrienti consumati in percentuale maggiore sono i carboidrati, il cui range è 55-60% dell’apporto calorico totale, seguono poi i grassi con range tra 25-30% e infine le proteine tra 10-15%. La dieta mediterranea esprime nel complesso una cultura del cibo attenta alla qualità degli alimenti e alla semplicità delle preparazioni.

Il modello alimentare mediterraneo, inoltre, è ricco di acidi grassi monoinsaturi, un equilibrato rapporto di acidi grassi essenziali, un alto apporto di fibre e antiossidanti come le vitamine E e la C, resveratrolo, polifenoli, selenio e glutatione. (3)

Si articola, inoltre, in tre pasti principali, cioè colazione, pranzo e cena, con due eventuali spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.

La corretta alimentazione, accompagnata da uno stile di vita sano ed equilibrato, oggi è alla base della prevenzione di molte patologie. È bene tener presente che la dieta mediterranea tiene conto anche della stagionalità, della biodiversità, dell'uso di cibo tradizionale e di prodotti locali. L’adozione di stili di vita e di modelli alimentari sempre più lontani dalle nostre tradizioni, infatti, ha progressivamente portato il nostro Paese a doversi misurare con il dilagare di malattie quali obesità, diabete e patologie cardiovascolari, che un tempo sembravano dover preoccupare soltanto le popolazioni del Nord Europa e del Nord America.


Cosa è cambiato negli anni?

Siamo in possesso di molteplici dati di letteratura concordanti che supportano la sua capacità di prevenzione nei confronti dell’obesità, del diabete e delle patologie cardiovascolari. Inoltre, grazie al potere antiossidante dell’olio d’oliva, unito al consumo di verdure crude e cotte, questo tipo di alimentazione rappresenta anche un mezzo importante nella prevenzione dei tumori.

Questa dieta viene concettualmente schematizzata utilizzando una piramide alla cui base si trovano i prodotti da consumare con maggiore frequenza, per poi salire, verso il vertice, che ospita quelli da assumere con minore frequenza. La piramide è suddivisa in tre parti:


  1. alla base sono presenti gli alimenti di cui si raccomanda un consumo molto frequente, durante ogni pasto;

  2. nella parte centrale sono presenti gli alimenti che vanno consumati quotidianamente, ma con minor frequenza.

  3. nella parte al vertice sono presenti gli alimenti che, come carni rosse e dolci, devono essere consumati con periodicità settimanale e con molta moderazione.



La piramide comprende anche una serie di suggerimenti, quali:

  • fare attività fisica;

  • preferire i prodotti di stagione, alternando colori e varietà di ortaggi e frutta;

  • riconoscere la giusta importanza alla convivialità dei pasti;

  • bere molta acqua;

  • utilizzare erbe e spezie per ridurre l’aggiunta di sale;

  • limitare il consumo di alcolici.

La condizione attuale è molto diversa da quella originaria, risalente a circa 70 anni fa. Oggi in Italia, è venuta a mancare la corretta ripartizione dei macronutrienti, favorendo un maggiore consumo di grassi a discapito dei carboidrati, portando così ad un capovolgimento, della piramide alimentare, basata sui principi fondamentali della dieta mediterranea.

Oltretutto, un ulteriore aggravante è la sedentarietà che caratterizza il nostro tempo, costituendo una delle principali cause di insorgenza dell’obesità. Particolarmente preoccupanti sono i dati relativi all'aumento di tale fenomeno in età evolutiva. Infatti, in Italia circa 1 bambino su 3 si trova in una condizione di sovrappeso od obesità con un’incidenza più alta nelle regioni del Sud e del Centro.

Dati così allarmanti sono riscontrati in un Paese che da secoli offre una cultura alimentare ed enogastronomica basata su un modello mediterraneo, che si fonda su un’alimentazione bilanciata ed uno stile di vita salutare, ed è pertanto doveroso mettere in atto strategie preventive e terapeutiche per ridurre l’incidenza di tale fenomeno sia in età adulta che in età evolutiva.


Fonti

1) Quaderni del Ministero della Salute n. 25,Ottobre 2015 – ISSN 2038-5293

2) UNESCO - Fifth Session of Intergovernmental committee (5.COM) – Nairobi, Kenya, 15 to 19 November 2010

3) Simopoulus A.P. (2001). The Mediterranean diets: what is so special about the diet of Greece? The scientific evidence. J Nutr; 131 (Suppl 11):S3065-3073)

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