Intervista ONLUS Docemus



La vostra associazione mi ha veramente colpito perché veramente unica: insegna e forma personale sanitario in contesti di scarsità di risorse sia economiche che umane.

1. Potrebbe spiegare a chi ci ascolta a chi è indirizzata la formazione del personale medico e dove?

R. parliamo meglio di “personale sanitario” comprendente tutte le figure professionali a vario titolo implicate nel processo diagnostico.

Partiamo dal personale infermieristico e medico curando la loro compliance riguardo l’attenzione a tutte le fasi preanalitiche, comprendenti anche le modalità di prelievo e trattamento dei materiali clinici. Come è noto, in questa fase avvengono la maggior parte degli errori nella diagnostica di laboratorio, ad esempio scambio di identità oppure inadeguatezza quantitativa e qualitativa dei materiali clinici. Anche il miglioramento dell’appropriatezza della richiesta da parte dei medici (l’esame giusto, al paziente giusto nel momento giusto) è oggetto di particolare attenzione.

La fase analitica, cioè quella in cui viene eseguita la determinazione di laboratorio è indirizzata principalmente al personale tecnico.

Infine, nella fase post-analitica, coadiuviamo il personale medico nella valutazione dell’utilizzo clinico dei risultati. In questa fase vengono prese le decisioni terapeutiche che sebbene esulano dalla nostra area di competenza, il nostro supporto favorisce l'attivazione di successivi algoritmi diagnostici.

2. Leggendo notizie sul vostro sito ho potuto comprendere che il vostro raggio di azione è molto concreto. Prima formate e poi create presidi ospedalieri, laboratori di analisi tali, con il tempo, di renderli autonomi. Quante persone e quanti soldi sono necessari occorrono per tali realizzazioni? Può fare un esempio?

R. Per comprendere qualità e quantità dell’impegno Docemus dobbiamo tenere sempre presente che siamo una piccola organizzazione: da noi non ci sono staff amministrativi rilevanti o altri orpelli strutturali. Siamo tutti sul campo e questo ha valore per almeno due ragioni: per prima cosa ogni centesimo delle nostre poche risorse viene speso per gli scopi dell’organizzazione là dove servono. In secondo luogo, ciascun nostro professionista ha la possibilità di incrementare continuativamente le proprie competenze specifiche e di integrarle con quelle degli altri colleghi cosa che tradotta in termini sportivi significa: “fare squadra”. Per la seconda parte della sua domanda posso fare ricorso alla nostra esperienza in Somaliland, nell’ospedale pediatrico MAS-CTH di Hargeisa. Nei nostri interventi più recenti nella primavera e rispettivamente nell’autunno del 2019 abbiamo acquistato arredi tecnici di laboratorio (banchi, piani di lavoro, armadi, mensole ecc.) e strumentazione per la microbiologia (una cappa a flusso laminare ed un incubatore termostatico) per circa 30.000€ che possono sembrare pochi a chi opera “in grande” ma per noi rappresentavano parte rilevante delle nostre risorse che, giova ricordarlo, sono rappresentate principalmente dal 5x1000 sulle dichiarazioni dei redditi. Quegli arredi e strumenti li avviamo installati e resi operativi con le sole nostre risorse e cioè con 5 operatori complessivi e due settimane di attività. Il risultato ci rende particolarmente orgogliosi.

3. Quale percentuale di specializzandi in medicina aderisce ai corsi che attivate sulle tecniche di base fondamentali in contesti di difficoltà economiche?

R. Bisogna distinguere tra formazione del personale delle strutture in cui andiamo ad operare e personale che si rivolge a noi con la richiesta di collaborare con noi.

Nel primo caso il numero è variabile sulla base degli operatori sanitari della catena pre- post analitica prima richiamata. Si tratta generalmente di 10-15 persone.

Nel secondo caso, a seguito di una richiesta di collaborazione accolta dopo una valutazione di idoneità fatta da noi stessi, la formazione è teorica e mira a consolidare ambiti professionali specifici quali l’ematologia, la microbiologia e, più in generale la patologia clinica.

La formazione pratica avviene sul campo in affiancamento con il personale più esperto e riveste anche gli aspetti relazionali e comportamentali in situazioni socio-culturali o religiose molto diverse dalle nostre.

4. Una ONLUS che già opera a livello internazionale (es) con ambiti di interventi importanti: medicina di laboratorio, nutrizione umana e clinica, oculistica, patologie infettive, laboratori di analisi e ambiente e farmaceutico: può spiegare come operate in quest'ultimo campo?

R. Dobbiamo restare sempre con i piedi per terra e tenere presente il fattore dimensionale di Docemus. Non possiamo correre il rischio di apparire velleitari e questo vale per la nostra credibilità.

Molta più attenzione deve invece essere posta nel non deludere aspettative ed impegni di popolazioni che non possono permettersi il lusso di sognare invano. Coerentemente con questo, tra i diversi campi di intervento che le richiama alcuni sono stati oggetto di specifici interventi (malnutrizione in Somaliland, oculistica in Kenia) altri sono possibili aree di intervento che valuteremo a seconda dei casi. Per quanto riguarda la farmaceutica, seppure in modo un po' improprio, possiamo citare un risultato della nostra ultima missione nel 2019 che ci rende particolarmente orgogliosi: il laboratorio del MAS CTH di Hargeisa è l’unico, nell’intero Somaliland, dove vengono eseguiti test di sensibilità batterica agli antibiotici che, rispetto al passato permettono ai medici di “centrare” la terapia sulla base della suscettibilità dell’agente infettivo isolato dai materiali clinici.

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