• L. Di Maio

Farmaci: sole sì o sole no? Questo è il dilemma.

Aggiornato il: set 12

I raggi del sole, soprattutto ma non solo d’estate, sono fondamentali per la nostra salute, ma rendono necessari una maggior attenzione verso i farmaci, cosmetici e trattamenti che andiamo a utilizzare.

Perché tutta questa attenzione? E perché in estate le raccomandazioni aumentano?

Gli effetti avversi di una terapia farmacologica, antibiotica, antidepressiva, antiinfiammatoria o antifungina, sono uguali per tutte le stagioni, ma ovviamente in estate la maggior frequenza di esposizione ai raggi solari determina un aumento del rischio di reazioni cutanee come la fotosensibilizzazione.[1]

Cos’è la fotosensibilizzazione? Si definisce tale una reazione a livello cutaneo, caratterizzata da macchie e bollicine di natura irritativa, dovuta alla modifica della struttura delle molecole del farmaco o cosmetico.

La reazione più grave è quella della fotoallergia: sempre mediata da farmaci o sostanze determina una reazione del sistema immunitario con rash.

Prendiamo il caso di un’infezione batterica: il farmacista nel momento della dispensazione di un antibiotico sia orale, sia parenterale sia cutaneo e topico, deve conoscere e indicare le precauzioni verso l’esposizione al sole, per evitare che il paziente incorra in reazioni avverse[2].

È bene specificare che le reazioni fotodipendenti non derivano solamente dall’applicazione cutanea, ma anche tramite le altre vie, in quando il farmaco viene assorbito a livello sistemico.

Come si sviluppano le reazioni?

Normalmente i raggi solari vanno ad agire sulle cellule della nostra pelle e modificano la struttura chimica della melanina, comportando quindi l’abbronzatura.

Nel momento in cui siamo sottoposti ad una terapia antibiotica (o antidepressiva o altre) all’interno delle nostre cellule si trovano anche molecole di farmaco. Queste, interagendo con le radiazioni solari che arrivano fino a noi, quindi UVA e UVB, raggi ultravioletti che in condizioni normali e sicure determinano l’abbronzatura, modificano la loro struttura e determinano un danno alle membrane delle cellule cutanee, provocando quindi fotosensibilizzazione o fotoallergia nei casi più gravi.[3]

In tabella possiamo osservare le fondamentali differenze: una reazione fotosensibile è una risposta infiammatoria, non immune, che viene aumentata dalle radiazioni solari.

Al contrario una reazione fotoallergica determina la formazione di un antigene, derivato dalle molecole di prodotto utilizzato e modificato dalle radiazioni ultraviolette, e quindi del suo riconoscimento tramite il sistema immunitario, questo determina lo scatenamento della reazione immune ed infiammatoria.

Questo però non avviene nell’immediato, quindi non durante l’esposizione diretta, ma neanche nel corso delle 12 ore successive: solitamente si manifesta nel corso delle 24-72 ore successive ed è di carattere cronico, quindi perdura nel tempo.[4]



Le reazioni che si possono rilevare sono macchie, bolle ed eritemi, fino a scottature solari non solo nelle zone esposte.

Gli antibiotici non sono le uniche sostanze fotosensibilizzanti: troviamo tra queste anche antifungini (che nel periodo estivo vengono molto venduti e quindi devono essere utilizzati con molta cautela), estrogeni e progestinici (che vanno a determinare spesso un melasma sui baffetti), FANS come l’ibuprofene, cortisonici e anche ingredienti cosmetici.

Le protezioni solari aiutano in questo caso. Queste infatti sono indispensabili per l’esposizione al sole, ma nel caso di somministrazione di un farmaco fotosensibilizzante, lo diventano ancora di più.

Però non basta una protezione con filtro alto, quindi con SPF (fattore di protezione solare) 50 o 50+, ma diventa fondamentale andare ad aggiungere una protezione verso gli UVA: questi infatti sono i maggiori responsabili delle reazioni fototossiche da farmaci. [5]

Questo non riguarda solamente i farmaci, anche i cosmetici e i rituali di bellezza che impongono un’eccessiva esfoliazione sia chimica che meccanica, possono indurre un aumento del rischio di fototossicità.

Anche i profumi sono responsabili di eventuali sensibilizzazioni, come anche gli eccipienti di alcune creme, anche cosmetiche.

Molte reazioni di questo tipo però non vengono collegate all’utilizzo di farmaci, cosmetici o integratori di derivazione naturale, ma solamente al sole; questo è un grosso problema per riuscire a comprendere quali e quante sostanze siano effettivamente fotosensibilizzanti.

Come fare per evitare di incorrere in queste reazioni?

Per evitare fenomeni di questo genere la prima soluzione è evitare l’esposizione diretta, con vestiti adeguati che schermino dalle radiazioni UV, con creme solari ad alta protezione o molto alta, con cappelli e occhiali.

In più bisogna essere consapevoli di quello che andiamo ad utilizzare: una crema cortisonica applicata la mattina prima di andare al mare o prima di una passeggiata, ovviamente comporterà il rischio di fotosensibilizzazione.

Nel caso in cui questa venga prescritta, deve essere applicata la sera o comunque durante un periodo in cui non ci si espone al sole e lavata bene prima di uscire.

Allo stesso modo bisogna seguire le indicazioni per i cosmetici: ritenuti troppo spesso non responsabili di reazioni avverse, vengono utilizzati in maniera scorretta.[6]

Un esempio? L’utilizzo di creme specifiche per la notte, o di sieri o trattamenti vari, durante le ore diurne può determinare anche qui un rischio: questi prodotti vengono ideati per non entrare in contatto con le radiazioni solari.[7]

In conclusione, posso o no espormi al sole?

Ogni principio attivo ha un effetto diverso nei confronti del sole, ma alcuni sono per certo fotosensibilizzanti come gli antibiotici come la tetraciclina e la dossiciclina (come il Macladin e Bassado), chinoloni come la ciprofloxacina (Ciproxin) e ofloxacina e sulfamidici (Bactrim).

Altri farmaci a cui fare attenzione sono gli antifungini (Grisovina o Fulcin), antimalarici, come la Clorochina, antiinfiammatori non steroidei (piroxicam e naprossene, presenti nel Feldene, Naprosyn e Momendol).

Come tutti i derivati steroidei anche terapie ormonali e con cortisonici determinano il rischio di fototossicità.

Se la terapia a cui si è sottoposti richiama una o più di queste famiglie di farmaci, allora è meglio evitare l’esposizione al sole.[8]

[1] https://www.medicinenet.com/sun-sensitive_drugs_photosensitivity_to_drugs/article.htm [2] Allen JE. Drug-induced photosensitivity. Clin Pharm. 1993;12(8):580-587. [3] Lugović-Mihić L, Duvančić T, Ferček I, Vuković P, Japundžić I, Ćesić D. Drug-Induced Photosensitivity - a Continuing Diagnostic Challenge. Acta Clin Croat. 2017;56(2):277-283. doi:10.20471/acc.2017.56.02.11 [4] http://www.informazionisuifarmaci.it/le-reazioni-di-fotosensibilizzazione [5] Articolo Infarmati sui Solari per ulteriori approfondimenti. [6] https://www.farmacovigilanza.eu/node/914 [7] https://www.webmd.com/allergies/sun-reactions [8] https://www.torrinomedica.it/farmaci-fotosensibilizzanti-elenco-completo/

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