Diventare mamma ai tempi del Coronavirus

Da dicembre 2019 la diffusione della malattia del virus SARS-CoV 2 è diventata una minaccia globale per la salute pubblica. Tra i soggetti maggiormente a rischio di contrarre l’infezione vi sono le persone anziane e quelle con patologie preesistenti come diabete, ipertensione arteriosa e malattie autoimmuni. Tuttavia, come indicato dal Ministero della Salute (1), anche le donne in gravidanza sono considerate soggetti “suscettibili” in quanto vivono in una fase particolarmente delicata.

Come è ben noto, durante la gravidanza, le donne subiscono cambiamenti immunologici e fisiologici che le renderebbero più vulnerabili alle infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS CoV-2.

Trasmissione madre-figlio

Vi sono scarse informazioni sulla valutazione e la gestione delle donne in gravidanza infette da COVID-19 e il rischio potenziale della trasmissione verticale non è stato ancora dimostrato.

Una notizia confortante è data dal fatto che nessuno dei bambini nati da madri infettate da Coronavirus è risultato positivo. Secondo studi effettuati in Cina (2) non è stata dimostrata la presenza del SARS-CoV-2 in sangue da cordone ombelicale, liquido amniotico e latte materno; inoltre, non sono stati dimostrati benefici per la scelta del taglio cesareo nelle donne affette da COVID-19 rispetto al parto naturale.

È indispensabile che le donne in gravidanza seguano le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate.

Contatto con il neonato e allattamento

Nei casi in cui sia possibile, è consigliato favorire fin da subito la relazione madre-figlio (ovvero il contatto pelle a pelle) per avviare l’allattamento materno.

Qualora la madre sia lievemente sintomatica e ritenga di essere in grado di accudire autonomamente il neonato, è possibile adottare un normale comportamento a patto che si utilizzano i dispositivi medici per la prevenzione delle malattie a trasmissione aerea e non si trascuri la cura dell’igiene personale. La madre potrà, quindi, allattare al seno ed evitare di trasmettere il virus al proprio bambino.

Se la madre presenta, invece, un’infezione respiratoria sintomatica importante (febbre, dolori muscolari, tosse e secrezioni respiratorie, mal di gola, stanchezza, difficoltà respiratorie), lei e il suo neonato devono essere necessariamente separati. La decisione di separare madre e neonato va considerata alla luce di ogni singola circostanza, tenendo conto del consenso dei genitori, della situazione logistica dell’ospedale ed eventualmente anche del contesto epidemiologico locale relativo alla diffusione del SARS-CoV-2. In questo caso, andrebbe evitato il ricorso al latte artificiale, favorendo piuttosto il latte materno che non risulta infetto o il ricorso all’uso di latte umano donato.

Integrazione vitaminica durante la gravidanza

L’integrazione di alcune vitamine durante la gravidanza ha una funzione protettiva particolarmente, in particolar modo al fine di rafforzare le difese immunitarie della gestante. Tra gli integratori vitaminici più frequentemente consigliati si annoverano:

Vitamina C

Antiossidante per antonomasia, l’acido ascorbico, in accordo con quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) (3) favorisce la risposta immunitaria, partecipa a numerose reazioni metaboliche, alla biosintesi di collagene, di alcuni aminoacidi e ormoni. Svolge una funzione protettiva a livello dello stomaco, inibendo la sintesi di sostanze cancerogene.

La vitamina C è contenuta soprattutto negli alimenti freschi, come frutta e verdura, in particolare kiwi, agrumi, pomodori e peperoni.

Tuttavia, è importante sottolineare che non vi è alcuna evidenza scientifica che quantità elevate di vitamina C proteggano dall’infezione COVID 19, così come confermato dal Ministero della Salute.

D’altro canto, in base a quanto riportato dall’ISS, è consigliabile incrementare l’assunzione dell’acido ascorbico (70 mg fabbisogno giornaliero nella donna) durante la gravidanza (3).

Vitamina D

Durante la gravidanza, l’allattamento e la fase di crescita sono fortemente consigliati dall’ISS, l’apporto della vitamina D (10 µg al giorno) a causa della sua scarsa presenza negli alimenti.

La vitamina D è un regolatore del metabolismo del calcio e favorisce dunque anche una corretta mineralizzazione dello scheletro.

Viene prodotta maggiormente quando ci si espone al sole ed è presente in cibi come pesce, latte, formaggi, verdure a foglia verde, uova e olio di fegato di merluzzo.

La vitamina D ha un’influenza anche sul sistema immunitario, perché modula la risposta dei globuli bianchi, infatti protegge dalle infezioni acute del sistema respiratorio. Previene il rilascio delle citochine infiammatorie, che nei malati di COVID 19 è una delle cause di aggravamento.

Uno studio ufficiale pubblicato sulla rivista Aging Clinical and Experimental Research (4), dimostra che esiste un’associazione precisa tra bassi livelli di vitamina D e il numero dei casi di Covid. Un giusto apporto dunque sembra permettere contagi inferiori e danni meno severi, così come dimostrato dal recente studio pubblicato da due docenti dell’Università di Torino, Giancarlo Isaia e Enzo Medico (5).

Acido folico (vitamina B9)

Come raccomandato dal Network Italiano Promozione Acido Folico coordinato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità, la supplementazione di acido folico (400 mcg al giorno) durante la gravidanza è efficace nella prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale nel feto (tra cui spina bifida, anencefalia e encefalocele) permettendo una riduzione del rischio anche fino al 70%.

L'acido folico è coinvolto nella sintesi di molecole importanti come il DNA, l’RNA e le proteine. È essenziale per le cellule che nel nostro organismo vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle. È inoltre particolarmente importante durante la formazione dell’embrione e la differenziazione degli organi.

I folati, la forma naturale della vitamina B9, sono presenti in molti alimenti come verdure a foglia verde, gli agrumi, i legumi, i cereali, la frutta fresca e la frutta secca.

L’integrazione con acido folico dovrebbe iniziare almeno un mese prima e continuare tre mesi dopo il concepimento.

La gravidanza è un momento particolare ed emozionante per ogni donna e per questo motivo è importante informarsi al meglio. Che ne pensate? Aspetto vostri commenti.

Fonti

(1) Quali sono gli effetti di COVID-19 durante la gravidanza? – Faq Ministero della salute http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?id=228&lingua=italiano#12

(2) A call for action for COVID-19 surveillance and research during pregnancy – Pierre Buekens et al. - https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(20)30206-0/fulltext#%20

(3) Vitamine, informazioni generali – Istituto Superiore di Sanità https://www.epicentro.iss.it/vitamine/

(4) The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality - Petre Cristian Ilie et al. - https://link.springer.com/article/10.1007/s40520-020-01570-8

(5) Possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia da COVID-19 Giancarlo Isaia ed Enzo Medico, Università degli Studi di Torino https://www.unitonews.it/storage/2515/8522/3585/Ipovitaminosi_D_e_Coronavirus_25_marzo_2020.pdf

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