• Imma Di Domenico

IL BINGE EATING

Aggiornato il: mag 26

IN CHE MODO LE ABITUDINI ALIMENTARI E LA SCELTA DEGLI ALIMENTI SONO INFLUENZATE DALLA POTENZA DELLE EMOZIONI?


Un’area di crescente interesse per la ricerca in Psicologia, quanto in Nutrizione Clinica, si focalizza sulla relazione fra emozioni e comportamento alimentare. Sia la letteratura teorica quanto le ricerche empiriche suggeriscono l’importante ruolo svolto dalla difficoltà di regolazione emotiva nella genesi, nel mantenimento e nella psicopatologia connessa ai Disturbi del Comportamento Alimentare.


Alla base della maggior parte dei disturbi alimentari vi è la concezione del cibo come uno strumento volto a compensare la mancanza di competenze emotive e di strategie funzionali di regolazione e gestione emotiva.


Particolare attenzione è stata recentemente dedicata alla correlazione tra obesità e la condizione patologica nota come disturbo da alimentazione incontrollata (Binge eating).

Il Binge Eating Disorder (conosciuto anche come BED, ovvero disturbo da fame compulsiva) è stato riconosciuto dalla quinta edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) un disturbo alimentare in cui si sviluppa una vera e propria dipendenza da cibo attraverso ricorrenti episodi di abbuffate a cui fanno seguito sensi di colpa, disgusto e disagio verso se stessi e il proprio comportamento.

Tali episodi bulimici, sono il risultato di repentine variazioni emotive e, a differenza di ciò che accade nella bulimia nervosa, non sono seguiti dall’utilizzo di un regolare comportamento di compenso (vomito, perdita di peso mediante diete ad alta restrizione calorica). In relazione alla loro intensità e frequenza determinano condizioni come obesità e sovrappeso.

Il seguire una dieta rigorosa, ovvero con elevata restrizione calorica, può rendere la persona vulnerabile al Binge Eating.


L’assunzione del cibo per gestire uno stato emotivo produce nell’immediato un senso di benessere e rilassamento ma, se applicato con regolarità può condurre ad un abbassamento del livello di benessere psicofisico, dovuto alla consapevolezza della mancanza di una risposta più adeguata del cibo a stati emotivi quali ansia, tristezza e nervosismo e all’insorgenza di sentimenti negativi quali autosvalutazione, sensi di colpa e tristezza.

L’alterazione del comportamento alimentare è correlata all’eccessiva quantità di cibo ingerito quanto alla scarsa qualità di quest’ultimo. Infatti, durante gli episodi bulimici il confort food è in genere un alimento ricco di grassi, zuccheri e/o sale e a basso contenuto di vitamine e sali minerali.


Quanto appena detto, accompagnato, a sedentarietà, a dipendenza dal fumo e ad abuso di alcol spiega perché le persone con tale disturbo presentino sia complicazioni tipiche associate all'obesità (per esempio la sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, le malattie della colecisti e del fegato, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro), sia complicazioni indipendenti dal peso in eccesso, ma correlate al loro stile di vita non salutare (per esempio la sindrome dell'intestino irritabile, le complicazioni secondarie all'abuso di alcol e di fumo, i dolori cronici al collo, alle spalle, alla schiena e ai muscoli).

Un recente lavoro pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha valutato, attraverso la revisione di diversi studi, l’efficacia delle terapie psicologiche e farmacologiche nel BED.

Il trattamento terapeutico d’elezione per tale disturbo alimentare è la terapia cognitivo comportamentale e gli antidepressivi di seconda generazione rappresentano il trattamento d’elezione per questo tipo di disturbo.

Incoraggianti sembrano anche i risultati relativi a protocolli basati sul mindful eating in quanto capaci di rendere le persone più consapevoli di sé stesse e del proprio rapporto con il cibo. Tra queste ricordiamo principalmente la pratica basata sul buddismo ZEN diventata popolare come un modo per gestire le proprie emozioni nei confronti del cibo in modo da modificare comportamenti alimentari sbagliati.

“Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere” (Jim Rohn).

A cura di:

Emanuela Cerrota

Imma Di Domenico


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