• Giuliana Formisano

Interazione tra farmaci e alimenti

In tema di alimentazione è molto comune limitarsi a considerare solo gli aspetti che riguardano il raggiungimento dei propri fabbisogni giornalieri, in particolare dei macronutrienti ovvero carboidrati, proteine, grassi, fibre e acqua e dei micronutrienti ovvero vitamine e minerali. Tuttavia, si trascura l’importanza del ruolo che essi possono ricoprire per le fasce più deboli della società. Si fa riferimento alle persone affette da patologie croniche, per le quali l’assunzione di farmaci risulta essere un requisito imprescindibile per il raggiungimento di uno stato di benessere.

Secondo i dati riportati nel 2019 dall’ Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità, sono affetti da patologie croniche circa 24 milioni di italiani, dei quali 12,5 milioni presentano multi-cronicità. (1)

Le patologie più frequenti sono ipertensione, artrite/artrosi e malattie allergiche, per una spesa sanitaria che sfiora i 67 miliardi di euro. Le donne risultano esserne maggiormente affette rispetto agli uomini, con forti differenze tra le regioni italiani in base allo stato socioeconomico.

La crescita di questo fenomeno è connessa a differenti fattori come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della sopravvivenza garantiti da un miglioramento delle condizioni economiche e sociali, agli stili di vita e alle nuove terapie.

Di conseguenza, è di fondamentale importanza spendere alcune parole circa l’interazione tra farmaci ed alimenti.

Si parla di interazione con un farmaco quando gli effetti dello stesso sono modificati dalla presenza di un altro farmaco, cibo, bevanda o da un agente chimico ambientale. Le interazioni possono essere di due tipi: farmacocinetiche e farmacodinamiche. Per interazione farmacocinetica si intende l’aspetto quantitativo dell'assorbimento, della distribuzione, del metabolismo e dell'eliminazione (ADME) dei farmaci. Interazioni in questa fase alterano la concentrazione ematica del farmaco in eccesso, rendendolo tossico, o in difetto, rendendolo inefficace. La farmacodinamica, invece, è, in linea generale, il meccanismo d’azione dei farmaci. Interazioni in questa fase alterano l’effetto terapeutico del farmaco.

Vi siete mai chiesti per quale motivo, in seguito ad una prescrizione, il medico o il farmacista vi dicano: “da assumere lontano dai pasti”, “non prenda il caffè” oppure “eviti il vino”?

Oggi, infatti, siamo a conoscenza del fatto che alcuni nutrienti possono influenzare l’attività di un farmaco, potenziandone o riducendone l’effetto terapeutico.

Di seguito sono riportati vari esempi di questa interazione.

Un caso può essere quello riguardante l’interazione tra alcuni farmaci ed il succo di pompelmo.

È stato infatti dimostrato che la loro concomitante assunzione sia in grado di aumentare notevolmente la biodisponibilità del farmaco ed alterarne i parametri farmacocinetici e farmacodinamici. Il meccanismo predominante per questa interazione è l'inibizione del citocromo P-450 3A4 nell'intestino tenue. (2).

Questo enzima svolge un ruolo centrale nella detossificazione dell'organismo dai farmaci.

Il succo di pompelmo, inibendo l’azione del citocromo P-450 3A4 a livello intestinale, rallenta lo smaltimento del farmaco assunto per via orale causando la sua eccessiva permanenza nell'organismo.

È stato riportato che la biodisponibilità della lovastatina è raddoppiata, anche se presa 12 ore dopo l'assunzione del succo (3), e gli effetti del succo di pompelmo sulla felodipina persistono anche quando il farmaco è stato assunto 24 ore dopo (4). In alcuni studi viene segnalata una persistenza fino a 3 giorni dell'impatto del succo (5).

È importante considerare che un intervallo di 24 ore tra l'ingestione di succo di pompelmo e un farmaco possa prevenire una potenziale interazione clinicamente rilevante (5).

Le categorie di farmaci che possono essere influenzate dal succo di pompelmo sono: antagonisti del canale del calcio, modulatori del SNC, inibitori della HMG coA reduttasi, immunosoppressori, inibitore della proteasi dell'HIV, inibitore della fosfodiesterasi-5, Antistaminici, procinetici, Antiaritmici. (2)

Anche l'alcool è responsabile di interazioni con numerose classi di farmaci.

Il rischio più rilevante dell’assunzione contemporanea di alcool e farmaci è un sovradosaggio di quest’ultimo, causato da un maggiore impegno da parte del fegato nello smaltimento dell’alcol.

I farmaci principalmente coinvolti sono quelli per la depressione, per le malattie psichiatriche, per l'ansia, per l'epilessia o per l'insonnia, provocando una riduzione del livello di vigilanza, alterazioni dell'umore e, in caso di assunzioni importanti di alcol, il coma.

Non sono da dimenticare però gli effetti da interazione con farmaci analgesici come i FANS, in cui provoca sanguinamenti gastrici; antibiotici quali le cefalosporine, provocando vampate di calore, ma di testa, vomito e ipotensione; antipertensivi, presentandosi con tachicardia e sbalzi pressori.

Anche la caffeina contenuta nel caffè, molte bevande zuccherate, energy drinks ed integratori, può essere causa di un alterato effetto terapeutico di diversi farmaci. Ad esempio, in pazienti in terapia con i broncodilatatori la caffeina può provocare eccitabilità, tachicardia, tremori.

Antibiotici come ciprofloxacina e levofloxacina determinano un accumulo nell'organismo di caffeina con possibili problemi di nausea, vomito, tachicardia e convulsioni.

La caffeina, inoltre, interagisce con gli inibitori delle MAO, enzimi responsabili della degradazione delle catecolamine, innescando fenomeni di aritmie cardiache o ipertensione.

Inoltre la caffeina ha un’azione antiaggregante, pertanto potrebbe provocare sanguinamenti in quei pazienti in terapia con anticoagulanti.

Anche latte e prodotti lattiero caseari interferiscono con l’efficacia terapeutica di alcuni antibiotici come la ciprofloxacina.

E’ invece consigliabile la concomitante assunzione di latte ed analgesici FANS al fine di ridurne l'effetto gastrolesivo.

Risulta evidente quindi che la conoscenza circa l’interazione farmaco-alimenti sia di fondamentale importanza per il singolo paziente e per l’intera società.

Fornire indicazioni dettagliate al paziente al momento dell’acquisto di un farmaco, educando, soprattutto i più anziani, alla corretta assunzione di un medicinale evitando alcune associazioni con altri farmaci o alimenti, consentirebbe di ridurre il rischio dei conseguenti effetti collaterali.

L’effetto sarebbe tradotto senza dubbio anche in un risparmio in termini economici per il SSN.

È bene quindi che medici e farmacisti siano sempre ben informati ed aggiornati circa le principali interazioni farmaco-alimenti, al fine di fornire indicazioni chiare e precise.

A tal proposito, è possibile sia per i pazienti che per gli operatori sanitari, utilizzare delle guide e piattaforme online che consentano di inserire il nome del farmaco di proprio interesse e ricercare tutte le possibili interazioni con alimenti ed erbe.

Una di queste può essere certamente “FarmaMenu”, una guida consultabile gratuitamente patrocinato dalla Provincia di Salerno, dall'Ordine dei Farmacisti e dall'Ordine dei Medici di Salerno.

Bibliografia:

1. focus-1-osservasalute-la-cronicità-in-italia-feb-2019.pdf

2. Dahan A, Altman H. Food-drug interaction: grapefruit juice augments drug bioavailabilitymechanism,extent and relevance. Eur J Clin Nutr 2004; 58: 1-9

3. Rogers et al, 1999

Lundahl et al, 1995

4. Takanaga et al, 2000

5. Lilja et al, 2000b

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