• Maurizio Festa

L’uso terapeutico delle sostanze psichedeliche

“La ricerca scientifica deve essere libera. Perciò condivido l’appello che gli psichiatri del King’s College di Londra hanno lanciato con un articolo pubblicato dall’autorevole British Medical Journal: «riclassificare» le droghe psichedeliche come Lsd, psilocibina e mescalina, cioè includerle in una tabella che consenta d’indagare il loro potenziale terapeutico. Potrebbero infatti essere molto utili per curare parecchi disordini mentali e perfino la cefalea a grappolo. Per finire, queste sostanze potrebbero avere una grande efficacia nel dare sollievo ai malati terminali”.

Queste le parole di Umberto Veronesi (1), grande oncologo e uomo di scienza.

Se nel nostro Paese, tradizionalmente poco incline ai percorsi innovativi, l’appello lanciato cinque anni fa dal professor Veronesi sembra caduto nel vuoto, altrove alcune novità lasciano prevedere cambiamenti significativi. Le sostanze psichedeliche, ampiamente demonizzate e conosciute come le “droghe degli hippies”, sono illegali dai primi anni Settanta. Il divieto di utilizzo impose una grave battuta d’arresto ai promettenti studi che si erano susseguiti dal 1938, anno in cui lo scienziato svizzero Albert Hofmann sintetizzò per primo la Lsd, cioè la dietilammide dell’acido lisergico, presente in un minuscolo fungo che infesta la segale. Durante i decenni di proibizionismo, il pioniere della ricerca psichedelica è stato, ed è ancora, Stanislav Grof, che nelle sue ricerche e nei suoi libri ha descritto con puntualità ed entusiasmo i meccanismi fisiologici delle sostanze psichedeliche ed il loro potenziale curativo.

I più recenti trial condotti presso l’Imperial College di Londra e i relativi studi statistici (2) confermano le evidenze scientifiche sulle qualità antidepressive e analgesiche di questa categoria di sostanze ed evidenziano che le stesse non inducono dipendenza, né provocano danni fisici e mentali, in un regime di assunzione controllata (3).

A Londra, la Beckley Foundation e il già citato Imperial College stanno coordinando, inoltre, uno studio on line ad ampio spettro sugli effetti delle microdosi di Lsd, con l’obiettivo di pubblicare i risultati entro la fine dell’anno (4).


La feroce opposizione all’utilizzo scientifico delle molecole psichedeliche inizia a sgretolarsi, sotto l’evidenza dei benefici che i malati potrebbero trarne, tanto che uno spiraglio antiproibizionista si sta aprendo persino negli Stati Uniti.

La FDA (Food and Drug Administration) ha dato il via libera a una serie di test clinici sull’uso di psilocibina contro la depressione resistente ai comuni psicofarmaci (5).

L’esperimento coinvolge 216 pazienti in 12-15 centri di ricerca sparsi tra Europa e Nord-America, con i primi test già avviati nel Regno Unito. Se l’iter di sperimentazione farmacologica della psilocibina dovesse superare la terza fase, già dal 2021 potrebbe essere commercializzato un farmaco contro le depressioni resistenti ai farmaci tradizionali, da utilizzare anche in ambito palliativo.

I pazienti inseriti nei trial clinici enfatizzano il senso di connessione totale con con la natura e gli altri esseri viventi e riferiscono una sensazione di intenso benessere.


Nel frattempo in Svizzera, già nel 2007, Peter Gasser ha ottenuto l’autorizzazione da parte del Ministero della Salute a trattare pazienti terminali con LSD.

A distanza di alcuni anni, è stato possibile riassumere i risultati ottenuti da una doppia somministrazione ai pazienti, e i dati sono realmente incoraggianti (6). I malati terminali riferiscono, infatti, una grande serenità e un senso di completezza che rendono meno angosciante e doloroso l’ultimo viaggio.

Gli esiti promettenti di questa ricerca pilota hanno spinto il governo federale svizzero a concedere a Peter Oehen l’autorizzazione per il trattamento con un’altra molecola psichedelica, l’MDMA. Gasser e Oehen sono diventati, quindi, i primi medici al mondo a poter prescrivere sostanze psichedeliche ad uso terapeutico. La terapia psichedelica, in ambito psichiatrico o nelle cure del fine vita, viene programmata nell’ordine di una/due sessioni ogni 3 mesi (7). I benefici sono duraturi, poiché alcune strutture neurali si decostruiscono prima, per ricomporsi poi con nuovi equilibri, e aree dell’encefalo che precedentemente erano ben separate, iniziano a comunicare, modificando la percezione sensoriale da parte del malato, come evidenziato in figura.



Le sessioni terapeutiche con psilocibina e Lsd possono indurre, inoltre, stati di coscienza non ordinari. Dai resoconti delle sperimentazioni cliniche in atto, emerge la straordinaria portata cognitiva e spirituale delle sessioni condotte a dosaggio controllato, inserite in un percorso terapeutico che riduce drasticamente l’entità delle sindromi ansiose e depressive, con alta probabilità di guarigione (8).


I nuovi scenari che si aprono sull’utilizzo dei farmaci psichedelici nelle cure palliative e in salute mentale rappresentano una sfida importante per il sistema sanitario italiano, che non può attestarsi a lungo su posizioni di retroguardia. La vicinanza di modelli terapeutici innovativi ed efficaci induce, infatti, approfondite riflessioni sulla gestione del fine vita e sul trattamento delle patologie psichiatriche, come già avvenuto su questioni centrali nella bioetica. La ricerca farmacologica, lavorando su una classe di molecole a lungo stigmatizzate, sembra pertanto offrire concrete opportunità a pazienti che ancora si vedono negata una vita dignitosa.


Fonti:

  1. Veronesi U. (2015). Le droghe psichedeliche possono essere buoni farmaci. Fondazione Umberto Veronesi Magazine, 12 giugno 2015. Johansen, P.-O., Krebs, T.S. (2015).

  2. Psychedelics not linked to mental health problems or 2 suicidal behavior: a population study. Journal of Psychopharmacology, marzo 2015.

  3. Kelmendi, B., et al. (dicembre 2016). The role of psychedelics in palliative care reconsidered: A 3 case for psilocybin. Journal of Psychopharmacology, 30(12), 1212-1214.

  4. www.beckleyfoundation.org/microdosing-lsd/

  5. https://www.healtheuropa.eu/clinical-trials-fda-marks-psilocybin-for-depression-treatment/ 5 95377/

  6. Gasser, P., et al. (gennaio 2015). LSD-assisted psychotherapy for anxiety associated with a life- 6 threatening disease: A quantitative study of acute and sustained subjective effects. Journal of Psychopharmacology, 29(1), 57-68.

  7. Am J Psychiatry 2020; 0:1–20; doi: 10.1176/appi.ajp.2019.19010035

  8. J Affect Disord. 2019 Nov 1;258:11-24. doi: 10.1016/j.jad.2019.07.076. Epub 2019 Jul 30.

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