• Ciro I.

Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE): Sintomi e come intervenire

Aggiornato il: mag 26

La malattia da reflusso gastroesofageo rappresenta la più comune patologia del tratto gastrointestinale nei paesi industrializzati dove, nella stragrande maggioranza dei casi, viene trattata in automedicazione e si ipotizza, che i sintomi siano più frequenti o tendano a peggiorare con l’aumentare dell’età.

Con reflusso gastroesofageo si intende il movimento di sostanze (liquide o semiliquide) dallo stomaco verso l’esofago in maniera involontaria ed incontrollata; il reflusso è un fenomeno comune che si può manifestare anche più volte al giorno ma è ben controllato da meccanismi protettivi come il flusso salivare e la peristalsi (quella funzione del corpo umano che serve a far muovere alcune sostanze nelle nostre viscere). Quando il meccanismo fisiologico di questa motilità (la peristalsi n.d.r.) subisce modifiche, si instaura una patologia nota come Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo (MRGE). Solitamente, questa alterazione è dovuta ad un malfunzionamento di una valvola (sfintere gastroesofageo) presente tra stomaco ed esofago, un anello che si contrae e di distende per regolare il movimento delle sostanze in entrata ed uscita dallo stomaco.



Se il suddetto anello è “smollato” i succhi gastrici, notoriamente acidi, risalgono le pareti dello stomaco e irritano quelle superiori causando diversi sintomi:

pirosi, ovvero la sensazione di bruciore che dallo stomaco si irradia verso l’alto • rigurgito acido, avvertito come la risalita di un liquido di sapore amaro/acido in bocca, senza la presenza degli sforzi violenti del vomito • tosse stizzosa, che si manifesta principalmente nelle prime ore serali o durante il riposo notturno • asma da reflusso, ovvero una sensazione di “fame d’aria” associata ad un “fischietto”, in particolare durante la notte.

La sindrome da reflusso può essere diagnosticata clinicamente in base ai sintomi caratteristici (bruciore/pirosi, rigurgito) senza ricorrere ad indagini strumentali, sconsigliati in assenza di fattori di rischio. Parliamo, infatti, una patologia di natura multifattoriale e tra le varie cause che possono incorrere a determinarla figurano:

ernia iatale, la fuoriuscita di una parte dello stomaco- più o meno voluminosa- nella cavità toracica. • ritardato svuotamento gastricostressobesità addominale • assunzione di alcuni farmaci (FANS, Calcio-antagonisti, Nitrati, ACE- inibitori, Benzodiazepine)

Cosa si consiglia a chi soffre di MRGE?

➢ È necessario che chi soffra di reflusso gastroesofageo approcci la patologia con una terapia dietetica specifica. Sarebbe meglio, quindi, evitare alimenti troppo grassi (fritti, carni grasse, sughi abbondanti, margarina, burro). ➢ Preferire pasti piccoli e frequenti, evitando grandi abbuffate o digiuni per periodi di tempo eccessivamente lunghi. ➢ Non stendersi subito dopo i pasti ➢ Controllare il proprio peso corporeo: la cosiddetta “ciccia” addominale, esercita una pressione sfavorevole che spinge il contenuto dello stomaco verso l’altro contribuendo al reflusso. ➢ Masticare con calma. Un’attenta masticazione fa in modo che il processo digestivo possa avere luogo già nel cavo orale e riduce il rischio di reflusso; è consigliabile che il tempo del pasto duri 25-40’.

Qualora un adeguato stile di vita ed una corretta alimentazione non siano sufficienti ad alleviare la sintomatologia ed i danni correlati al reflusso, è necessaria una terapia farmacologica complementare a base di inibitori di pompa protonica, antagonisti dei recettori H2 o antiacidi, volta a ridurre le manifestazioni sintomatiche, ovvero la produzione di acido da parte dello stomaco.

Tuttavia, la terapia farmacologica di supporto non risolve il problema dal punto di vista meccanico-funzionale. In altre parole, la patologia sussiste ma, quasi tutti i sintomi vengono fortemente attenuati grazie alla somministrazione di farmaci. Va specificato, inoltre, che tutti i principi attivi hanno effetti collaterali e se somministrati per lunghi periodi, questi ultimi si manifestano con vigore. Un’alternativa alla terapia farmacologia è quella chirurgica, ovvero la fundoplicazione endoluminale endoscopica.


Quest’intervento chirurgico ha come obiettivo quello di creare una “plica” (pieghetta), appunto, sul fondo dello stomaco (cioè sulla parte alta, dove è presente lo sfintere gastroesofageo alterato). Si cerca quindi di creare una sorta di “sciarpa” che tonifica nuovamente la valvola. L’intervento può essere attuato mediante tre procedure simili (secondo Nissen, Toupet e Dor), le quali differiscono essenzialmente per la disposizione di questa “sciarpa” intorno alla valvola ma, anche in questo caso, le complicanze non mancano e la durata dei benefici può essere limitata nel tempo. La problematica più frequentemente riscontrata è la disfagia, cioè la difficoltà ad ingoiare, generalmente dovuta ad una fundoplicazione troppo serrata.

…e quindi quale trattamento scegliere?

Nel 2019, è stato pubblicato uno studio sulla rivista Nature, che ha visto come protagonisti un gruppo di 75 pazienti, tutti affetti da reflusso gastroesofageo ed il 66% di essi presentava ernia iatale più o meno grave.

Sono stati presi in considerazione tre sottogruppi, ognuno composto da 25 individui di ambo i sessi, sottoposti a tre interventi laparoscopici differenti: un sottogruppo trattato con stimolazione elettrica (la procedura consiste nell'impianto di due elettrodi collegati ad un pacemaker che inviano impulsi, grazie ai quali si ha una riduzione del calibro dello sfintere esofageo con conseguente riduzione del passaggio del contenuto dello stomaco), uno con fundoduplicazione di Nissen e l’ultimo con l’impiego di uno sfintere magnetico (applicazione di un collare a livello del diaframma, con una misura variabile a seconda della gravità della MRGE). I risultati sono stati assolutamente incoraggianti: non ci sono state recidive nel breve-medio periodo per tutti i trattamenti effettuati ed anche gli effetti collaterali postoperatori, sono stati tollerabili. Nella fattispecie, soltanto alcuni pazienti hanno sviluppato disfagia temporanea. Le terapie a supporto della MRGE sono, quindi, molteplici e le alternative nel corso degli anni sono diventate sempre più numerose e adattabili alle diverse esigenze dei pazienti affetti da questa fastidiosa patologia.

Chi di voi soffre di MRGE e come lo trattate? Raccontateci la vostra.


Fonti: - Patologia generale e fisiopatologia (Lorenzo Celotti) - Inquadramento clinico e gestione dei disturbi minori in farmacia (Corrado Giua Marassi) - www.GVMnet.it -Tailored modern GERD therapy – steps towards the development of an aid to guide personalized anti-reflux surgery Milena Nikolic et al.

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