GIORNATA MONDIALE DELLA PREVENZIONE DEL SUICIDIO

La guerra è finita
per sempre è finita
almeno per me.
La guerra è finita
Baustelle (Malavita 2005).

Tali parole, intonate, con intimo distacco narrativo, dalla band di Montepulciano, narrano la storia di una ragazza sopraffatta da un conflitto interiore che, alla fine, la protagonista esternalizzerà in maniera tragica. Questa storia distante dalla odierna realtà ha ben poco, anzi, altro non è che lo specchio di un comune e frequente quotidiano che, spesso, purtroppo, rimane all'ombra di tutto e di tutti. Infatti, basterebbe ampliare l'orizzonte della nostra visuale per accorgerci di una realtà che sta urlando un silenzioso aiuto.

Nel corso della storia, intorno ad eventi suicidari, è stato nebulizzato un mastodontico silenzio ed atomizzata una ciclopica indifferenza. Questi atteggiamenti hanno, non solo, allontanato le giuste attenzioni e cure da individui che ne avevano bisogno, ma sono stati, anche, causa di un amaro abbandono di tali uomini alle loro sofferenze, rendendoli protagonisti della montagna di Sisifo ma, a differenza del mito greco, quel macigno non verrà trasportato in eterno.

A causa della mancanza di consapevolezza del suicidio come un grave problema di salute pubblica, e della difficoltà, da parte di numerose società, di discuterne apertamente, la prevenzione del suicidio non è stata, sempre, adeguatamente affrontata. Per fortuna, nelle ultime decadi, organizzazioni nazionali e mondiali stanno facendo passi in avanti tramite campagne di sensibilizzazione e politiche di informazione, contribuendo a togliere il velo ad un tabù sociale considerato tra i più tenebrosi e più cupi di sempre.



Il suicidio un fenomeno complesso

Il suicidio è un fenomeno complesso, plurimo, sequenziale, del quale “il togliersi la vita” è solo l'ultimo tassello di un intricato mosaico. Il termine “suicidio” deriva dal pronome latino sui che significa “sé stesso”, e dal verbo cida che si traduce con “uccidere” ed indica “l'atto con cui deliberatamente si pone fine alla propria vita “. Nel mondo clinico sono molteplici le tipologie e i significati associati al termine suicidio. Comunemente si distinguono i comportamenti suicidari e l’ideazione suicidaria. Quest'ultima riguarda pensieri connessi al suicidio come pensieri relativi all’inutilità e non senso della vita oppure la pianificazione del suicidio stesso: essa può avere gravità diverse a seconda della specificità e del grado di intenzionalità del pensiero. Mentre i comportamenti associati al suicidio includono eventi quali suicidio compiuto, tentativi di suicidio, parasuicidio, autolesionismo e cutting. Si indicano, invece, con il termine suicidosi (o di stile suicidario) quei tentativi ripetuti nel tempo, talvolta stereotipati, che un individuo compie (1).

Il suicidio è un fenomeno globale secondo l’OMS, si verifica un suicidio ogni 40 secondi, per un totale di 800.000 persone che ogni anno pongono fine alla loro vita, a cui si devono aggiungere un elevato numero di individui che tentano il suicidio. Per ogni individuo che muore di suicidio vi sono circa 30 individui che compiono uno o più tentati suicidi.

Si è registrato che il suicidio, insieme agli incidenti stradali e alle malattie cardiovascolari, è fra le prime cause di morte, avente un tasso di mortalità, standardizzato per età, pari a 10.5 per 100.000 abitanti con alcune variazioni rispetto al paese di provenienza, sesso ed età (2).

Bisogna considerare che i tassi di suicidi calcolati potrebbero essere sottostimati poiché non sempre si riesce a determinare con esattezza le cause di decesso, intenzionalità o causalità di un evento drammatico. Oltre a considerare che, in alcuni paesi la denuncia del suicidio non avviene per illegalità dell’atto e/o dello stigma sociale ad esso associato. L’errata classificazione si può verificare, anche, a causa di problemi giuridici e procedurali durante la registrazione dei decessi (3).

Principali fattori di rischio

Essendo l’evento suicidario un fenomeno multifattoriale, si potrebbero annoverare diverse possibili cause che si intrecciano tra loro: infatti, una sola causa non è, quasi mai, sufficiente a spiegare un atto suicidario. Si possono distinguere motivazioni di tipo sociale (quali discriminazione, motivi religiosi o socio-culturali) di tipo relazionale (isolamento, perdita di supporto, stato civile) oppure di tipo individuale (perdita di lavoro o difficoltà economiche, fattori genetici e neurobiologici, condizioni di salute o dolore cronico), a cui si aggiungono fattori biografici (esperienze di conflitto, disastro, violenza, abuso, eventi traumatici). L’incidenza di questi fattori varia con età, genere e paese di residenza (4).

Dai resoconti dei tentativi o dei suicidi compiuti, si evince che la maggior parte dei casi totali di suicidio sono associati a disturbi mentali (depressione, schizofrenia, disturbo della personalità, epilessia) insieme ad abuso di sostanze o dipendenze in particolare alcolismo. In testa alla classifica troviamo la depressione, sia monopolare che bipolare, presente anche tra chi compie atti parasuicidari. È stata rilevata la presenza di una possibile correlazione tra la perdita di speranza nei confronti di sé stessi, del mondo e del futuro (triade cognitiva di Beck), tipica della persona affetta da depressione, e la convinzione che il suicidio sia l’unica soluzione possibile. Inoltre, in diversi studi post-mortem, eseguiti su individui suicidi, si sono osservate alterazioni del sistema serotoninergico, della quantità di serotonina presente o disfunzione di altri messaggeri coinvolti nei processi neuronali, eventi che potrebbero essere responsabili di una morte volontaria (5).

Tuttavia, non tutti i pazienti afflitti da malattie mentali tentano il suicidio e non tutte le persone coinvolte in comportamenti suicidari evidenziano alterazioni mentali. A tal proposito, lo psichiatra Maurizio Pompili sostiene che la sola malattia mentale non è una condizione necessaria e/o sufficiente della ferma volontà di porre fine alla propria vita, e che il dolore psicologico insopportabile è il denominatore comune del rischio di suicidio. Egli afferma: “Forte elemento emergente in tutti i suicidi è una insopportabile sofferenza psicologica, che supera quella soglia di sopportazione individuale, ed è tale da condurre alla conclusione di voler porre termine alla vita”. Secondo l’autore, chi è intenzionato a compiere un atto suicidario, così come avviene con la protagonista del brano sopra citato, identifica la morte come liberazione da una forte oppressione, come un gesto catartico, liberatorio e come unica fonte di felicità. Parafrasando il celeberrimo Michelangelo Buonarroti, il suicidio viene considerato come il tentativo estremo di migliorare la propria vita (6).

Possibili interventi e fattori protettivi

Il suicidio è un fenomeno che può essere prevenuto: esistono strategie di prevenzione primaria, secondaria o terziaria.

· Gli interventi di prevenzione primaria dovrebbero essere sviluppati per ridurre il rischio suicidario e sono quindi rivolti alla popolazione generale. Esempi potrebbero essere la riduzione della disponibilità di farmaci e veleni, l’organizzazione di programmi informativi sulla pericolosità dell’abuso di alcol.

· Gli interventi di prevenzione secondaria riguardano l’identificazione di individui con fattori di rischio suicidario, la valutazione di essi e la messa a disposizione di supporto, di sostegno e di trattamenti a scopo preventivo.

· La strategia di terzo tipo è circoscritta ad individui che hanno compiuto un tentativo di suicidio o ad individui che hanno vissuto il suicidio di una persona cara. Fondamentale è il follow-up dei pazienti che hanno messo in atto comportamenti suicidari e il monitoraggio di pazienti nel periodo post-dimissione da un reparto psichiatrico poiché vi è un maggiore rischio suicidario (7).

Esistono linee guida su come interagire e aiutare una persona in crisi, esempio (8):



L'evento mondiale contro tabù e stigma sociale

A partire dal 2003, è stata istituita la giornata mondiale della prevenzione al suicidio, celebrata il 10 settembre, ideata dal International Association for Suicide Prevention (IASP) e co-sponsorizzata dalla World Health Organization (WHO). Il principale scopo di questa iniziativa è di aumentare la consapevolezza che il suicidio è un fenomeno che può essere prevenuto, per questo, ogni anno, vengono presentati, alla comunità scientifica, ma anche all’intera popolazione, tutte le ricerche, i risultati e le nuove prospettive nell’ambito della prevenzione e della individuazione di fattori protettivi o elementi che salvaguardino gli individui.

Conclusioni

Il suicidio è una realtà complessa, che richiede attenzione e consapevolezza, ma che può essere prevenuta mediante coordinamento e collaborazione tra più settori della società (sanità, istruzione, lavoro, politica, media), ma che riguarda anche tutti i cittadini. Di fatti, come si evince dal motto di una campagna di sensibilizzazione internazionale «La prevenzione del suicidio è possibile e riguarda tutti», questi sforzi devono essere completi e integrati poiché nessun approccio singolo da solo può avere successo su un evento così complesso come il suicidio. Inoltre, risulta necessario l’instaurazione di un atteggiamento empatico, improntato sul concetto jaspersiano del “comprendere” l’altro-da-me, che permette di cogliere, in modo appropriato, i vissuti portati dagli uomini e individuare gli eventuali rischi di morte volontaria.

Come primo passo, bisognerebbe considerare le persone che soffrono o che meditano il suicidio come esseri umani ma per poter attuare questo passo bisognerebbe frantumare ogni tabù e stigma secolarizzati o tutti i radicati concetti di condanna sociale associati al suicidio. Infatti, come ha sostenuto lo psicologo Carl Rogers “La più alta espressione dell’empatia è accettare non giudicare”.


1. P W O'Carroll et al. “Beyond the Tower of Babel: a nomenclature for suicidology” (1996)

2. https://www.who.int/health-topics/suicide#tab=tab_1https://www.who.int/health-topics/suicide#tab=tab_1

3. Oquendo, M. A. & Baca-Garcia, “Suicidal behavior disorder as a diagnostic entity in the DSM-5 classification system: advantages outweigh limitations” (2014)

4. Turecki, G. & Brent, D. A. “Suicide and suicidal behaviour” (2016)

5. M. Aiden et al. “Neurobiology of Suicidal Behaviour” (2018)

6. M. Pompili “Suicide prevention and the role of the psychiatrist” (2014)

7. M. Pompili “Le strategie di prevenzione del suicidio nel mondo” (2015)

8.http://www.difesa.it/SMD_/approfondimenti/benessere-e-salute/prevenzione-del-suicidio/Pagine/Prevenzione-del-suicidio.aspx

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