RECOVERY: lo studio clinico più grande sul COVID-19

Aggiornato il: mag 26

Il nome dello studio è in realtà un acronimo: Randomised Evaluation of COVID-19 Therapy.


Con oltre 5000 pazienti e 165 ospedali del Regno Unito, RECOVERY non è uno studio clinico incentrato sulla scoperta di nuove molecole per il Covid-19 ma permette di generare prove scientifiche dalla somministrazione di terapie attualmente raccomandate.


In particolare, gli “outcomes” (le misure con le quali si struttura l’esito) considerati sono:

- il primario, essenzialmente di sicurezza.

Si stanno analizzando tutte le cause di mortalità durante il trattamento.

- il secondario, di efficacia del trattamento in ambito ospedaliero.

Si tratta di capire come i farmaci hanno influenzato:

1. la durata della degenza ospedaliera;

2. se i candidati/pazienti, durante il periodo di trattamento, avessero bisogno di ventilazione o meno;

3. se i candidati/pazienti, durante il periodo di trattamento, avessero bisogno di terapia renale.

I primi risultati sono attesi nel mese di giugno.

Ogni partecipante è stato scelto in base a quattro criteri fondamentali:

1. Deve avere almeno 18 anni di età.

2. Deve essere ricoverato in ospedale al momento dello studio.

3. Positivo per SARS-CoV-2 (clinicamente sospetto o confermato da analisi in laboratorio).

4. Nessuna anamnesi (patologie pregresse) che potrebbe, a parere del medico curante, mettere il paziente a rischio se dovesse partecipare alla sperimentazione.

Lo studio prevede la formazione di due gruppi di pazienti e, in ognuno dei due, la somministrazione dei farmaci che sono in sperimentazione è puramente causale mentre la “usual care” (tachipirina, ossigeno, etc.) è garantita a tutti i partecipanti.


I pazienti/candidati del primo gruppo sono stati scelti causalmente per una delle seguenti terapie (alle quali si sovrapporrà l’utilizzo della terapia “usual care”):

- Lopinavir 400mg e Ritonavir 100mg ogni 10 giorni. È una combinazione di antiretrovirali che ha mostrato efficacia nel trattamento della SARS e della MERS.

- Desametasone – 6mg al giorno per 10 giorni. Un farmaco corticosteroideo che favorisce la modulazione del sistema immunitario e potrebbe essere benefico nel trattamento dell’infiammazione polmonare acuta.

- Idrossiclorochina (Plaquenil) – 2,4 g il primo giorno e poi 800 mg per altri 9 giorni: è stata utilizzata per molti decenni per il trattamento della malaria e delle malattie reumatologiche. Ha attività antivirale contro SARS-CoV-2 in studi in vitro.

- Azitromicina 500 mg al giorno per 10 giorni: è un antibiotico macrolide con proprietà immunomodulatori che ha dimostrato beneficio nella malattia polmonare infiammatoria.

- Nessun trattamento (ad esclusione dell’“usual care”)


I pazienti/candidati del secondo gruppo sono quelli che presentano una progressione della malattia più grave in particolare quelli che presentano queste caratteristiche:

- necessitano di somministrazione di ossigeno;

- presentano alterata saturazione all’ossigeno e/o elevati livelli di proteina C reattiva nel sangue.

Questi pazienti sono a loro volta divisi in due categorie di trattamento:

- Usual care;

- Tocilizumab per infusione endovenosa con la dose determinata dal peso corporeo.


La redazione di INFARMATI è entusiasta ed esprime un notevole interesse per l’esito di questo studio in quanto si incrementa inevitabilmente la quantità di dati disponibili per la comprensione dell’attuale epidemia. Tuttavia, si evidenzia che lo studio è strutturato con un modello arbitrario e questo potrebbe influire sulla significatività dei dati.

Per essere più chiari, a causa delle diverse procedure utilizzate per la conduzione dello studio clinico, è inevitabile porre l’attenzione sull’esistenza di eventuali Bias (errori di valutazione di diversa natura, fraintendimenti).

Sebbene lo studio sia sponsorizzato dall’Università di Oxford, dalla Wellcome Trust (l'ente di beneficenza con i maggiori stanziamenti al mondo, dopo la Bill & Melinda Gates Foundation), dalla Bill & Melinda Gates Foundation e da altri enti importanti, ci si interroga sull’eterogeneità dei pazienti scelti per lo studio e sulle lacune generate dal discostamento della normale pratica clinica.

“È meglio un male sperimentato che un bene ignoto.”

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, 1958

Per ulteriori informazioni sullo studio clinico visita il sito: https://www.recoverytrial.net/

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