Remdesivir: il primo farmaco antivirale contro il Sars-Cov2


Lo scorso 3 Luglio, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha autorizzato l’immissione in commercio, ancorché condizionata, del farmaco antivirale remdesivir, nome commerciale Veklury, in tutti i paesi dell’Unione Europea. Alla fine dello stesso mese, l’EMA ha firmato la fornitura ai paesi dell’Unione Europea e al Regno Unito – già a partire dai primi giorni di Agosto, dei lotti di medicinale necessari a trattare almeno trentamila pazienti covid ricoverati.

Questo importante progresso della ricerca contro il Sars-CoV-2 implica che, nella trepidante attesa del vaccino di prevenzione, si potrà acquistare un farmaco con l’indicazione terapeutica specifica verso il Covid-19, efficace soprattutto nei casi più gravi (lesioni degli alveoli polmonari diffuse, insufficienza respiratoria progressiva, sindrome da distress respiratorio acuto).

Il farmaco è stato sviluppato dall’azienda biofarmaceutica statunitense Gillead Sciences, orientata continuamente alla ricerca di soluzioni innovative in ambiti clinici poco o nulla esplorati.

https://www.ema.europa.eu/en/documents/press-release/first-covid-19-treatment-recommended-eu-authorisation_en.pdf

https://www.socialfarma.it/coronavirus-da -agosto-disponibile-in-europa-il-farmaco-remdesivir/

Cosa è il Remdesivir:

Remdesivir è un principio attivo antivirale che inibisce la replicazione del virus nelle cellule in cui è penetrato, in particolare nelle cellule nasali e bronchiali - quelle più colpite.

Si tratta di un farmaco antivirale ad ampio spettro, cioè attivo su diverse specie virali, tra cui paramixovirus, pneumovirus e coronavirus. Relativamente a quest’ultima specie, il remdesivir ha mostrato efficacia clinica anche nei confronti di Sars-Cov1 e Mers-CoV (Middle East Respiratory Sindrom-CoV), congeneri dell’attuale virus, nonché contro il Virus Ebola, particolarmente letale.


Remdesivir è scarsamente assorbito per via orale, mentre è completamente assorbito per via endovenosa. La sua forma attiva raggiunge le cellule mononucleate del sangue e si distribuisce ai reni, al fegato, ai testicoli e agli epididimi (nei maschi) e, in misura minore, agli occhi e al cervello.

Gli effetti avversi più comuni riscontrati negli studi clinici sono: anemia; disturbi della funzione renale; aumento dei livelli di amino transaminasi epatiche.

Gli studi clinici e i risultati preliminari.

Un test di inibizione in vitro, condotto dal Wuhan Virus Research Institute sulle cellule E6 della linea Vero appositamente infettate dal virus, ha rilevato che remdesivir possiede una capacità inibitoria della replicazione del virus anche a concentrazioni molto basse, dell’ordine del micro-molare.

La posologia di remdesivir è di un’infusione endovenosa di 200 mg il primo giorno, seguita da identica modalità di somministrazione di 100 mg per i 10 giorni successivi. I pazienti trattati sono guariti all’incirca quattro giorni prima rispetto ai pazienti trattati con un placebo (una soluzione salina senza effetto terapeutico) e comunque hanno necessitato di un trattamento con ossigeno a mano a mano più blando.

I primi studi sull’uomo sono stati incentrati su soggetti positivi al virus, sintomatici da almeno dieci giorni, ospedalizzati, e sottoposti a vari trattamenti con ossigeno

L’evento clinico più rilevante è stato considerato la riduzione del danno polmonare, quindi la possibilità di: variazioni del supporto a base di ossigeno e dimissioni ospedaliere al termine della cura farmacologica.

Lo studio condotto dal National Allergy and Infection Institute, con un consistente campione rappresentativo di 1063 soggetti positivi, non tutti ospedalizzati e non tutti con fabbisogno di ossigeno, e in doppio cieco, ovvero un contesto in cui né il paziente né l’investigatore potevano conoscere a priori chi stesse assumendo il placebo e chi remdesivir, ha mostrato un tasso di recupero effettivo ben superiore rispetto a quello stimato e ha, perciò, sottolineato che il farmaco, oltre a curare direttamente la malattia da covid-19, può prevenire anche l’aggravarsi del quadro clinico dei soggetti sintomatici.

Gilead Sciences ha deciso, inoltre, di indirizzare le sperimentazioni successive verso la somministrazione di remdesivir per via inalatoria ai soggetti positivi sintomatici che possono “curarsi a casa”, ovvero che non necessitano di essere ricoverati in ospedale e di essere eventualmente sottoposti a terapia intensiva. Anche in questi studi sarà necessario verificare la tollerabilità attraverso questa nuova via di somministrazione e la posologia più efficace.


Grein, J. (2020). Compassionate Use of Remdesivir. The new england journal o f medicine , 2327-36.

Wang. (2020). Remdesivir in adults with severe COVID-19: a randomised,. The Lancet , 1570-1578.

https://salute.regione.emilia-romagna.it/farmaci/covid-19/farmaci-e-studi-clinici/remdesivir-studi-clinici-pubblicati

Riflessioni e conclusioni

Remdesivir è un farmaco cosiddetto “anticonvenzionale nel nuovo uso”, in quanto già approvato per altre applicazioni terapeutiche. Pertanto, oltre ad essere un importante punto a favore nella lotta contro il Covid-19, l’uso di remedesivir si configura come un caso interessante di utilizzo in off label, per quanto riguarda nuovi impieghi clinici di un medicinale sperimentato per altri usi.

L’autorizzazione dell’EMA, attualmente, prevede l’impiego esclusivamente ospedaliero su pazienti adolescenti dai 12 anni in su e su pazienti adulti. Il provvedimento è condizionato, ovvero consente un accesso anticipato al medicinale in una situazione di pericolo per la salute pubblica, rappresentata, nell’attuale contesto, dalla pandemia da covid-19. Sono, infatti, necessari, ulteriori studi di qualità, efficacia e sicurezza che l’Azienda Gillead Sciences dovrà presentare entro la fine del 2020.

85 visualizzazioni