• C. Belmonte

Risposta anticorpale al SARS-CoV-2 e immunità: non è ancora certo il collegamento

Un recentissimo studio condotto in Cina e pubblicato sulla rivista Nature individua e conferma per la prima volta la comparsa degli anticorpi anti SARS-CoV-2 nella totalità dei pazienti esaminati.[1]

LO STUDIO

È stato esaminato un gruppo di 285 pazienti risultati positivi al Covid-19, i quali, dopo 19 giorni dalla comparsa della sintomatologia, hanno avuto una risposta anticorpale nel siero: tutti hanno dunque prodotto anticorpi contro il SARS-CoV-2. Tale risposta anticorpale è stata individuata attraverso l’utilizzo di un test immunoenzimatico a chemiluminescenza magnetica (MCLIA) per mezzo di un semplice prelievo venoso. In media il tempo di sieroconversione dall’insorgenza dei sintomi è stato di 13 giorni.

Lo stesso gruppo di ricerca ha individuato che su 26 pazienti analizzati, il cui sangue era risultato inizialmente negativo, la sieroconversione degli anticorpi IgG è avvenuta prima degli anticorpi IgM in 10 soggetti; 9 pazienti hanno manifestato un aumento quasi sincrono di entrambi gli anticorpi; infine, solo in 7 pazienti è avvenuta prima la comparsa di anticorpi IgM. Per fare chiarezza, gli anticorpi IgM sono prodotti nella prima fase dell’infezione e sono rilevabili nel sangue dopo 4 o 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e tendono poi a diminuire fino alla scomparsa in alcune settimane. Gli anticorpi IgG, sono prodotti in una seconda fase, dopo un paio di settimane dalla comparsa dei sintomi (talvolta anche prima) e generalmente sono riscontrabili per molto tempo.

Lo studio mostra che i tests sierologici si sono rivelati utili nell’individuare casi di soggetti asintomatici e risultati negativi al tampone orofaringeo: i ricercatori hanno individuato 52 soggetti paucisintomatici (con pochi sintomi) o con un quadro radiografico polmonare sospetto, i cui tamponi avevano dato esito negativo e hanno appurato che 3 di questi hanno avuto una risposta anticorpale rilevata sul siero.

Inoltre, nella valutazione dei test sierologici è stato considerato un gruppo di 164 individui entrati a stretto contatto con pazienti risultati positivi al SARS-CoV-2: 148 di questi non mostrava sintomi ed è risultato negativo al tampone, mentre solo 16 pazienti hanno avuto esito positivo. Dei 148 negativi e completamente asintomatici, ben 7 soggetti hanno sviluppato una risposta anticorpale individuata a mezzo di test sierologico. Ciò dimostra ancora una volta l’importanza dei tests sierologici per scovare i pazienti asintomatici che possono essere ugualmente contagiosi.[2]

TAMPONE E TEST SIEROLOGICO A CONFRONTO

Nonostante l’importanza conferita ai tests sierologici, come già discusso qui, il tampone orofaringeo rimane il metodo più affidabile per rilevare anche concentrazioni molto basse di genoma virale, sfruttando un saggio di real time RT-PCR che consiste nell’amplificare il genoma del virus.[3] Pertanto, sebbene oggi il test molecolare sia di scelta per la diagnosi eziologica dell'infezione da SARS-CoV-2, al contempo le tecniche basate sulla ricerca di anticorpi rappresentano uno strumento complementare per rintracciare eventuali pazienti asintomatici e, più in generale, come strumento di screening epidemiologico per la popolazione.

IMMUNITA’ O NO?

Ancora una volta, la ricerca condotta su Nature non chiarisce, tuttavia, il concetto di immunità al SARS-CoV-2: la comparsa degli anticorpi sul 100% dei soggetti esaminati, non costituisce, come già supposto qui, una valida prova che tali anticorpi abbiano capacità neutralizzante nei confronti di una reinfezione da Covid-19, sebbene diversi pazienti siano stati trattati con successo tramite trasfusione con plasma (e quindi anticorpi IgG).

In attesa di aggiornamenti, vi saluto con questa citazione:

“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Agatha Christie

Fonti: [1] Quan-Xin Long et al. Antibody responses to SARS-CoV-2 in patients with COVID-19. Nature (2020)

[2] Estimation of the asymptomatic ratio of novel coronavirus infections (COVID-19), International Journal of Infectious Diseases (2020)

[3] Zou, L. et al. SARS-CoV-2 viral load in upper respiratory specimens of infected patients. N. Engl. J. Med. 382, 1177–1179 (2020).

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