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Carenza da Vitamina D e malattie infiammatorie intestinali

La vitamina D, una vitamina liposolubile, gioca un ruolo centrale. Oltre quello classico cioè omeostasi del calcio e delle ossa, svolge un ruolo dinamico nella regolazione del sistema immunitario.


I LARN – Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, indicano come fabbisogno giornaliero 10μg. Nella patogenesi delle malattie immuno-mediate come l'IBD, la vitamina D è considerata elemento fondamentale.

L'incidenza dell'ipovitaminosi D è maggiore nei pazienti con IBD (dal 16% al 95%) rispetto alla popolazione sana ed è più alta nei pazienti con malattia di Crohn rispetto a quelli con colite ulcerosa. Infatti, il morbo di Crohn (MC) e la colite ulcerosa (CU) sono i due principali tipi di infiammazione intestinale. La prima è una malattia infiammatoria della mucosa del tratto gastrointestinale che può influire su esofago e stomaco. La colite ulcerosa, invece, si manifesta al colon e al retto.


Correlazione tra alimentazione e livelli sierici vitamina D

Data la crescente incidenza delle malattie nella popolazione, è stata dedicata specifica attenzione alla valutazione dello stato nutrizionale. In generale, malattie e fattori non correlati alla malattia (es. malassorbimento) possono provocare la carenza di vitamina D. Pertanto, esiste una relazione bidirezionale tra IBD e ipovitaminosi D.


Da un lato, i bassi livelli di vitamina D registrati alla diagnosi suggeriscono che la carenza di vitamina D potrebbe aumentare l'incidenza di IBD nella popolazione sana, in particolare se consideriamo il ruolo cruciale di essa come regolatore del sistema immunitario.

D'altra parte, la carenza di vitamina D potrebbe essere l'effetto combinato di fattori scatenati dall'infiammazione stessa o derivata dalla malattia.


In generale, malattie e fattori non correlati alla malattia possono portare a carenza di vitamina D. Questi può includere malassorbimento, ridotta conversione della vitamina D nei suoi metaboliti attivi, scarsa esposizione alla luce solare, attività fisica insufficiente, scarsa assunzione della vitamina nella dieta e anche obesità.


Correlazione tra malattie infiammatorie intestinali e livelli sierici di vitamina D

Poiché in letteratura scientifica sono presenti numerose evidenze che hanno dimostrato un’associazione tra indice di massa corporea e livelli di vitamina D, alcuni scienziati hanno focalizzato la loro attenzione sull’aspetto nutrizionale attraverso l’introduzione di un parametro bioimpedenziometrico ossia l’angolo di fase che può evidenziare una scarsa massa cellulare (da malnutrizione), così come riportato nello studio “The Role of Vitamin D in the Pathogenesis of Inflammatory Bowel Disease”.


Questo studio ha un triplice obiettivo:

1. tenendo conto delle differenze genetiche e immunologiche nella patogenesi della colite ulcerosa e del morbo di Crohn, si è analizzata l’associazione tra attività della malattia e carenza di vitamina D in pazienti con IBD, confrontando i risultati tra pazienti con Colite Ulcerosa e quelli con Morbo di Crohn per determinare la differenza concreta tra questi gruppi.

2. È stato valutato l'impatto di fattori antropometrici (altezza e peso del soggetto) e bioimpedenziometrici (massa grassa e massa magra).

3. È stato stimata la probabilità di sviluppare una carenza di vitamina D in combinazione con lo stato nutrizionale del paziente e rispetto alla specifica patologia.


Condotto su 206 pazienti da ottobre 2016 a settembre 2018, presso l'ambulatorio nutrizionale della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS, è stato calcolato il BMI e il valore dell’angolo di fase per ogni paziente affetto da infiammazione intestinale. In concomitanza a queste valutazioni sono stati prelevati campioni di sangue e in particolare nessuno dei pazienti aveva ricevuto integratori di vitamina D. I livelli di vitamina D sono stati determinati attraverso la misurazione dei livelli sierici di 25 idrossivitamina D (25 (OH) D) mediante dosaggio immunologico a chemiluminescenza (CLIA).



La carenza e l'insufficienza di vitamina D erano presenti rispettivamente nel 32,6% e nel 21,4% del campione, con un'incidenza significativamente più alta nei pazienti con Morbo di Crohn rispetto ai pazienti con Colite Ulcerosa.

Infatti, è stata osservata un’associazione significativa tra malattia e carenza di vitamina D in pazienti con MC. Infatti, hanno mostrato una carenza di vitamina D pronunciata (78,6%) nel caso in cui i pazienti affetti dal morbo di Crohn con entità moderata e rilevante (47,1%) nei pazienti gravemente colpiti dalla patologia.


Al contrario, non è stata rilevata nessuna associazione statisticamente rilevante tra l'attività della patologia e la carenza di vitamina D nei pazienti con CU. Tuttavia, i ricercatori hanno portato alla luce una significativa associazione tra BMI e carenza da vitamina D nei pazienti CU: l’ipovitaminosi D è stata trovata nel 62.5% dei pazienti obesi di grado I e 100% di pazienti obesi di grado III.



Alla luce delle evidenze discusse si può affermare che L'IBD sembra avere un impatto diretto sulla carenza di vitamina D come conseguenza del malassorbimento, specialmente nei pazienti con MC. Inoltre, uno stile di vita sedentario e cattive abitudini alimentari possono avere un impatto sul BMI nei pazienti affetti da IBD, influenzando così i livelli sierici di vitamina D.

Pertanto, l’integrazione di vitamina D e alimenti ricchi di tale sostanza possono essere un valido aiuto per contrastare le malattie infiammatorie intestinali, ma, come si raccomanda di consueto, è necessario combinare l’integrazione con una sana alimentazione e uno stile di vita attivo.

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